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Perchè la terra del Salento è rossa?
La Puglia è una zona relativamente giovane dell'Italia perchè cominciò a formarsi solo 130 milioni di anni fa, nel periodo Mesozoico.
Si tratta di una terra nata per accumulo di sedimenti marini e non per fenomeni orogenetici, cioè che causano la creazione di catene montuose. Per questo la Puglia è in prevalenza pianeggiante e ricca di rocce calcaree e argilla. Questa composizione geologica, unita al particolare clima della regione, ha portato nel corso dei millenni a diffusi fenomeni di carsismo, scavando profondamente il terreno in fratture e caverne.
Le rocce calcaree sono formate da carbonato di calcio, che quando viene a contatto con l'acqua piovana nella quale sia sciolta dell'anidride carbonica si trasforma in bicarbonato di calcio. Questa sostanza si scioglie in acqua e quindi viene portata via dal deflusso dell'acqua piovana. Le terre rosse del Salento sono ciò che rimane delle rocce calcaree dopo il fenomeno del carsismo. Sono formate principalmente da argille impermeabili che l'acqua piovana non è riuscita a strappare dal terreno. (g.n.)
       
    da Newton - n.3 Marzo 2006
       

Patù - 8 Dicembre 2005
"Patù vuol far rivivere Veretum"
Si sta lavorando ad un progetto importante finalizzato alla creazione di un Parco dell’Area Archeologica di Vereto. Abbiamo incontrato gli esponenti della sede di Vereto-Patù di Archeoclub d’Italia, che lavorano per salvaguardare un immenso patrimonio storico.
La storia percorre le nostre strade, affolla i nostri pensieri. La storia è l’emozione di sentirsi parte di qualcosa, è l’orgoglio di sentirsi figlio di qualcuno. La storia racconta la nostra vita, di ciò che eravamo e di quello che saremo. La storia siamo noi, lo sappiamo. E noi ci siamo ritrovati in un freddo pomeriggio autunnale davanti al fuoco, nella tranquillità della campagna tra Patù e San Gregorio. Quattro chiacchiere tra amici gustando il profumato liquore al basilico della signora Ada. L’Associazione è nata sei anni fa dall’esigenza di tutelare e valorizzare il patrimonio storico-ambientale del Capo di Leuca. “Quando abbiamo deciso di intervenire”, ci racconta Lucio Lia, presidente dell’Associazione, “lo abbiamo fatto perché convinti che non si poteva lasciare nel degrado un patrimonio storico e ambientale come quello presente a Patù. La zona di Vereto, le “Centopietre”, così come le centinaia di chiesette, richiamano turisti da ogni parte d’Europa. Noi ci siamo dati un obiettivo: recuperarle e renderle fruibili. Abbiamo fatto tanto, ma tanto resta da fare. Siamo una Associazione libera che non ha pregiudizi nei confronti di nessuno, accettiamo la collaborazione di tutti, perché, ci tengo a sottolineare, oggi autofinanziamo la nostra attività”.
Il discorso inevitabilmente scivola sui fasti antichi della città di Veretum, per il territorio importante punto di riferimento culturale e commerciale, con le sue due zone portuali. E proprio per questo più volte attaccata e saccheggiata dai saraceni intorno all’anno Mille. “Stiamo realizzando con l’Amministrazione Comunale un progetto importante”, ci informa una dei soci, Giovanna Pepe, “finalizzato alla creazione di un Parco dell’Area Archeologica di Vereto. Un progetto che prevede una fase di recupero, che è già in atto attraverso gli scavi, e una fase di fruizione dei beni attraverso la creazione di un Museo, la cui sede è già stata individuata nel Palazzo Liborio Romano a Patù. E’ un obiettivo difficile, ma la forza del gruppo è quella di credere in certi valori e di perseguire con tenacia gli obiettivi”. Conclude Fabrizio Brigante, consigliere dell’Associazione: “Non vogliamo altro che conoscere il nostro territorio con le sue bellezze ambientali ed architettoniche, perché solo così ci si può rendere conto del suo valore. La nostra è un’Associazione che si identifica nei valori di chi crede che la tutela del patrimonio ambientale e storico sia solo il primo passo per una vita migliore”. Loro credono in quello che fanno, loro sentono la responsabilità di essere custodi di un patrimonio immenso. Oggi, la storia sono loro.

Luca Borrello

da Il Gallo

       
       
       
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