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APPELLO DELLA CULTURA SALENTINA CONTRO
    L'ECOMOSTRO SS275 MAGLIE-LEUCA
  Il Salento è un posto bellissimo, un piccolo angolo di paradiso. Sono però lunghi anni ormai che nel nostro territorio la maggior parte degli interventi di "sviluppo" vanno sempre e soltanto nella direzione della cementificazione selvaggia.

La distruzione sistematica del paesaggio rurale e delle coste, la crescita abnorme e spesso sovradimensionata della rete stradale e degli insediamenti industriali, la persistenza tollerata dell'abusivismo edilizio, fanno da contraltare reale e concreto alle dichiarazioni di molti degli amministratori salentini, che, solo a parole, individuano nella tutela del paesaggio, dell’ambiente e della cultura del territorio un obiettivo di
primaria importanza. Le immagini da cartolina di un Salento tutto arte, cultura, mare, pizzica, cibi saporiti e buon vino si scontrano con la realtà di un territorio bistrattato dove, in nome di un non meglio specificato sviluppo e di un turismo masssificato si concepiscono e si perseguono progetti devastanti e non più riassorbibili.

Ma (oltre il danno la beffa) sarà proprio il turismo a risentirne per primo. Il turista che viene nel Salento in questi anni infatti è quello che si lascia attrarre dall'idea di un mare pulito, di centri storici ricchi di arte ma anche di corti racchiuse fra case bianche di calce; di campagne dove i muretti a secco delimitano gli oliveti secolari; di un luogo dove all'ombra delle rutilanti fioriture del barocco leccese sia possibile
ascoltare la musica tradizionale e la pizzica.
Uno degli scempi più eclatanti che si stanno per realizzare è il colossale (e costosissimo: 200 milioni di euro!) progetto di completamento della statale 275 Maglie-Santa Maria di Leuca, che, nella sua parte terminale, provocherà certamente una devastazione sistematica della zona del Capo di Leuca, uno dei territori più belli e integri del Salento.
Con questo appello chiediamo con forza ai "decisori politici" che il progetto attuale della SS 275 venga modificato e che si diano risposte alla giusta domanda di mobilità e di sicurezza dei cittadini con interventi che siano maggiormente rispettosi dell’ambiente, del territorio, della storia e della cultura.
 
     
 

Info: 0833 781747
       comitato275@libero.it
       www.vincenzosantoro.it

 
     
  APPELLO PER SAN ROCCO, PATRIMONIO DELL'UMANITA'  

scritto da Giovanni Pellegrino

     
 

San Rocco  di Torrepaduli è un  importantissimo documento vivo, che mostra i tratti originari  della festa contadina: la creatività naturale, tra canti, suoni e danze, che nasce dal semplice fatto di essere insieme e in tanti attorno ai baratti  della fiera e alle connesse ritualità religiose e civili. Festa di tutti e di nessuno, è un irripetibile luogo di incontri, sfide ed esibizioni  all’ombra del santuario, all’interno di ronde dove i ruoli attore-spettatore si improvvisano e cambiano di continuo. Vuota di palcoscenico e spettacoli, si giova  di interventi  spontanei e quindi imprevedibili dove ognuno, senza trucchi e artifici, può esprimere sé stesso e la propria voglia di vivere. Il tutto è offerto gratuitamente e direttamente "da produttore a fruitore"
Ma proprio il  successo di questa formula, antichissima e al tempo stesso d’avanguardia, è  la causa dei suoi problemi di oggi. Letale è la mancanza di rispetto per lo spirito della manifestazione da parte di alcuni soggetti attivi dentro o ai margini di essa, oppure di istituzioni e comitati presenti sul territorio provinciale con offerte culturali non sempre congrue e preoccupate  dell’esistente.
Oggi   purtroppo è urgente  lanciare un allarme per S. Rocco, da anni in progressivo degrado.
Tra  i testimoni della festa di un tempo e gli appassionati di ogni età, molti sono gli scontenti. Sempre più spesso validi esecutori si negano a intervenire in quella che viene avvertita come una bolgia di rumori, quasi del tutto commercializzata e priva di fascino.
A più di 20 anni  dall’operazione “Ritorno a S.Rocco” (con la partecipazione del  prof. Diego Carpitella)  che fu decisiva per la comprensione  di questa tradizione allora malfamata, vorrei provare a indicare  quacuno dei problemi attuali e  avanzare qualche proposta, nella speranza  di sollecitare appassionati e studiosi ad attivarsi per il suo recupero a una  dimensione e a una qualità  soddisfacenti.
Premetto che l’infittirsi nel Salento di feste con al centro la colonna sonora e le danze della pizzica, attorno alla data canonica del 15 agosto, “invadono”  il tempo  di questa  manifestazione  (attesa, vigilia, riposo, lavoro). Specialmente le due mastodontiche finali della Notte della Taranta e di Pizzicata Festival, fatte cadere qualche giorno prima e qualche  giorno dopo. Sembra di assistere a una contesa, quasi  a un assedio alla fiera di S.Rocco. I due eventi, costruiti con la consulenza  di illustri operatori culturali e con  il patrocinio di attivi enti locali, potrebbero forse mostrare un miglior uso del calendario.
Venendo alla festa,  il  banale problema dell’inquinamento acustico, dovuto ad alcuni  venditori, priva di una necessaria zona di rispetto i canti a voce nuda, le  armoniche e gli altri strumenti non amplificati. Per la salvaguardia della tradizione,  invochiamo un’intervento del sindaco di Ruffano, che vieti l’uso delle amplificazioni pubblicitarie in un raggio  di  almeno 400 metri dal santuario.
Altro fatto conflittuale è dato dalla presenza sempre più invasiva dei tamburi e dei ritmi africani.
Con tutto il rispetto per le altre culture e i loro appassionati, credo che tutti possano comprendere che ci troviamo nel  più classico e caratteristico raduno di tamburelli salentini e dei ritmi della pizzica. Non ci vuole molto per convincersi che  strumenti che hanno volumi e ritmi differenti, sono incompatibili. Inoltre, tamburi che si sogliono suonare seduti, “ingessano” una festa che deve una importante caratterizzazione all’agilità del  movimento,  allo sciogliersi e ricomporsi delle ronde, al girare della gente da una ronda all’altra alla ricerca di amici o di momenti diversi.
Avanzo un  consiglio per ridare spazio agli esecutori e qualificare le ronde.
Si sa che andare alla festa in modo isolato ci obbliga a cercare gli amici e conoscenti   tentando  di fendere la calca per arrivare al centro. L’impresa è ardua, se non impossibile e toglie vivibilità alla festa.
Meglio se  gruppi di amici o  associazioni, autosufficienti per formare una ronda, si danno  appuntamento  non al  centro del piazzale, prevedibilmente superaffollato, ma abbastanza a lato, dove la praticabilità dello spazio permette il giusto rapporto tra esecutori e fruitori, con  buone interazioni tra la gente.
Non dimentichiamo infine che “le belle feste di una volta” erano figlie del rispetto,  e del controllo democratico dei partecipanti. Credo sia importante  che i gruppi di amici e le associazioni culturali ritornino, in forme nuove e aperte, ad assicurare la  regìa delle ronde e migliorarne la qualità.
Naturalmente non è tutto. Cerchiamo perciò di aprire una discussione nella speranza di  “riportare a S.Rocco” in forma corretta  esecutori e appassionati che in questi anni, con buone ragioni, disertano la festa.
Questa tradizione, suggestiva  metafora della socialità salentina, non merita certo di sparire o di  banalizzarsi; al contrario, restituita in forma alta  ai suoi valori storici e socio-culturali, può aspirare ad essere riconosciuta  per quel che di fatto è: un patrimonio dell’umanità.

 
 

Zollino,  aprile 2004

 
  da www.pizzicata.it  
     

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